Il concetto dietro 12 Miles to Happiness

E’ un dato di fatto. Il documentario è, a tutti gli effetti, un prodotto artistico. L’arte del raccontare si manifesta in tutta la sua forza a prescindere da quale sia la storia principale. Ma come tutti i prodotti artistici che si rispettano, il segreto è andare per gradi.
Per 12 Miles to Happiness la ricetta è stata alquanto semplice: si è partiti da un’analisi apporfondita del soggetto, cercando di capire quali fossero gli spunti interessanti da tenere in considerazione.
In questo caso, la storia di per se ci ha posto di fronte diverse possibilità: avremmo potuto soffermarci principalmente sul diabete in viaggio, aspetto parecchio interessante per tutta la comunità di diabetici a livello nazionale e mondiale; avremmo potuto scegliere semplicemente la strada del viaggio, dell’esperienza umana; oppure avremmo potuto dar valore principalmente alla personalità di Claudio, che noi riteniamo essere un grande comunicatore.
Tante le vie possibili, ma alla fine si è optato per quella via che avrebbe accomunato davvero tanti, mettendo sotto lo stesso “tetto” viaggiatori, diabetici e personalità con una voglia matta di voler cambiare la propria vita. Il segreto è stato quello di voler incanalare tutto all’interno di un vero e proprio movimento. Questo documentario non è semplicemente una storia che racconta il viaggio di Claudio Pelizzeni:  è la storia di chi si alza ogni mattina e ha come obiettivo quello di raggiungere la propria felicità;
è la storia di chi ogni giorno si impegna per superare a piccoli passi i propri limiti; è la storia di chi prende le giuste decisioni per se stesso, andando contro tutto e tutti;

è la mia storia;
è la tua storia.

La community “To Happiness” è l’insieme di chi ogni giorno fa un passo verso la propria felicità.

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